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«Sono troppe
17 ore in cabina»
I piloti
chiedono limiti più bassi: Italia fanalino di coda in Europa
L’INTERVISTA
Vita quotidiana di un comandante
LIVORNO.
Franco Zorzo è un comandante dell’Alitalia, rappresentate
sindacale della Filt Cgil nella Rsa della stessa compagnia aerea.
Zorzo ha una lunga esperienza di volo ed una conoscenza approfondita
del settore.
Comandante - gli chiediamo - qual è la differenza che
passa fra un aereo di linea e un aereo charter, cioè noleggiato da
un tour operator?
«Le diversità sono molteplici. L’aereo di linea deve
garantire la regolarità del volo, l’orario di partenza e di
arrivo; il servizio di bordo, la distanza fra i sedili, il comfort
del passeggero. Alitalia, ad esempio, affitta aerei per voli charter
ed hanno determinate caratteristiche, quelle che accennavo prima.
Per altri marchi, però, non è così. E poi c’è il discorso
dell’addestramento dei piloti e del personale».
Vuol dire che fra le compagnie di linea e quelle, magari
piccolissime, con una flotta composta da uno o due aerei, che
lavorano come charter c’è grande differenza?
«Questa differenza può esserci e spesso c’è. Dipende
dalla volontà che le compagnie aeree hanno di investire sulla
sicurezza. Molte lo fanno, altre invece no. Alitalia ha sempre
investito sulla sicurezza, perchè questo vuol dire investire sul
fattore umano che è sempre determinante».
E’ vero, comandante, che i piloti di charter vengono
utilizzati spesso fino ai limiti della tollerabilità quanto a
permanenza in cabina?
«Le ore in cabina sono un fattore di grosso contrasto. In
Italia sono anni che si aspetta una modifica della normativa, che è
qualitativamente inferiore rispetto a quelle in vigore in altri
Paesi come ad esempio la Francia. Da noi sono previste fino a 17 ore
al giorno. Enac è molto sollecitata a rivedere questa situazione.
Alitalia, ad esempio, limita ad un massimo di 13 ore, ma ci sono
altre compagnie italiane che applicano le 17. Uno dei temi sui quali
ci battiamo è quello del fly time limit, cioè il tempo limite di
volo».
Viaggiare su un aereo vecchio, che ha anni di decolli e
atterraggi sulle spalle, che ha percorso nei cieli del mondo
migliaia di chilometri, può rappresentare un rischio? E se rischio
c’è, questo è elevato oppure è minimo?
«Non esiste un aereo nuovo o vecchio. Esiste un aereo con una
buona manutenzione e un aereo con una cattiva manutenzione. Un
velivolo uscito da appena sei mesi dalla fabbrica può essere in
condizioni peggiori di uno che vola da anni. Per una buona
manutenzione bisogna investire su vari fattori. Controlli, pezzi di
ricambio, professionalità del pilota».
E’ vero che il pilota è il primo “controllore”
dell’aereo?
«Il pilota deve segnare tutto quello che accade sul libro di
bordo, ma spesso le compagnie per motivi commerciali fanno pressione
in senso opposto. Il pilota, mi spiego meglio, deve registrare sul
libro tutto quello che accade durante il volo, quindi anche se c’è
stata un’avaria piccolissima, questa deve essere obbligatoriamente
trascritta. Prenda una compagnia di charter, che ha pochi aerei, che
se ne ha uno che presenta un’anomalia non ha possibilità di
sostituirlo, oppure quell’aereo è in un aeroporto dove non ci
sono pezzi di ricambio o tecnici specializzati, e ci sono dei
turisti da far rientrare... secondo lei, viste le pressioni
commerciali, il pilota registra o no l’avaria? E’ la punta
dell’iceberg di un mercato senza più regole».
E.A.
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